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La lente che lo equipaggerà contiene in sè le caratteristiche sia
delle lenti alla fluorite, sia di
quelle asferiche, per cui
rappresenta una rivoluzione nell'ottica fotografica.
Le lenti multistrato ad ottica diffrattiva sono costruite in modo da
alterare il percorso della luce all'interno di esse e in modo da non
disperdere parte di quella luce come nelle lenti normali: qui tutta la
luce viene forzata a formare l'immagine. Inoltre, lenti di questo tipo
correggono l'aberrazione cromatica (i diversi colori vanno a fuoco in
punti differenti) anche meglio delle costose lenti in fluorite,
mentre, calibrando la spaziatura del gruppo diffrattivo si corregge
anche l'aberrazione sferica, rendendo inutile il ricorso alle
altrettanto costose lenti asferiche. |
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La costruzione di queste nuovissime lenti richiede una precisione
micrometrica e strumentazioni tridimensionali brevettate da Canon
stessa.
up
LENTE ASFERICA
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Una lente
fotografica sferica ha un difetto fondamentale: le è impossibile
far convergere raggi entranti parallelamente in un punto di fuoco
solo, per cui forma un'immagine non nitida. Alcuni gruppi ottici
standard correggono questo difetto, ma non sono adatti a contenere
le dimensioni o il peso dell'insieme. Questi limiti vengono
superati con l'uso di elementi ottici asferici, che però sono
difficili da costruire, richiedendo un'accuratezza di lavorazione
pari a 0.1µm o meno. Per produrre industrialmente lenti asferiche Canon ha sviluppato
una linea di costruzione dedicata, grazie anche all'utilizzo di
strumenti di controllo con una precisione di 0.02µm
(interferometro laser) e a macchine per la lavorazione meccanica
asferica mai costruite prima. Canon ha poi perfezionato il
sistema, differenziando le lavorazioni a seconda delle esigenze
fotografiche. |
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up LENTI ALLA
FLUORITE |
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La suddivisione
della luce in differenti colori (lunghezze d'onda) causa
l'aberrazione cromatica al passaggio attraverso una lente
convenzionale: i differenti colori vengono focalizzati a distanze
differenti, causando una sfocatura cromatica. Per correggere
questa aberrazione si rende necessario un gruppo ottico costituito
da una lente convessa e da una lente concava, che però non riesce
a correggere il verde. Per questo, Canon ha costruito le lenti
alla fluorite per far coincidere il fuoco dei colori quasi alla
perfezione. La fluorite (CaF2) è un minerale dalle caratteristiche
particolari, come il basso indice di rifrazione e una bassa
dispersione, però non si trova in sufficienti quantità e
dimensioni per ricavarne delle lenti industriali. |
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Per questo
Canon sviluppò nel 1969 un processo di cristallizzazione sintetica
della fluorite e costruì il primo obiettivo dotato di lente alla
fluorite. Attualmente quasi tutti i teleobiettivi e gli zoom
professionali montano un elemento in fluorite. Una cura particolare è richiesta in fase di lavorazione (molatura
e politura), che richiede tecnologie sofisticate: abrasione
diamantata microscopica per arrivare ad una lucidatura con
ruvidità inferiore 0.002µm.
up |
IS
(Sistema di Stabilizzazione dell'Immagine)
Una delle cause del fallimento di una fotografia è sempre stata il
"mosso", per cui l'unica alternativa ad un treppiede era l'utilizzo di
pellicole molto sensibili o il ricorso ad appoggi di fortuna. Canon ha
quindi sviluppato un sistema di stabilizzazione dell'immagine,
utilizzandolo sia nelle telecamere, sia incorporandolo negli
obiettivi. Le vibrazioni trasmesse dalla mano alla fotocamera si trasmettono
all'obiettivo e quindi alle lenti. Il movimento delle lenti causa lo
spostamento dell'immagine formata rispetto all'asse ottico. Se,
quindi, le lenti si muovessero indipendentemente dal resto, il
problema sarebbe risolto. Questo è stato il presupposto allo sviluppo
del sistema di stabilizzazione Canon. Il sistema si basa
sull'accoppiamento di due giroscopi vibranti che rilevano le
vibrazioni verticali e orizzontali e comandano una reazione uguale e
contraria al sofisticato gruppo ottico addetto alla correzione. I
tempi di risposta della correzione sono nell'ordine di 1/2,000 di
secondo. Ne risulta un effetto correttivo pari a 2 stop in termini di
esposizione: si ha quindi un guadagno prima dell'immagine realmente
mossa di due stop (equivalenti ad un obiettivo più luminoso o ad una
pellicola più rapida di due stop). Il sistema di stabilizzazione è utile anche nella tecnica del
panning (seguire un soggetto in movimento con la fotocamera in
movimento). Un software rileva il movimento di tipo "panning" e
disabilita la correzione nella direzione del panning, limitandosi a
correggere solamente la vibrazione nelle direzioni non desiderate.
up
USM
(Motori ad Ultra Suoni)
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Nel 1987 Canon
adottò per la prima volta un motore ad ultrasuoni (USM) negli
obiettivi autofocus. Le caratteristiche principali erano un'alta
velocità e una bassa rumorosità, fatto che conquistò i fotografi
sportivi e naturalisti di tutto il mondo. Fu per questa
innovazione senza paragoni che ben presto le ottiche manuali
furono abbandonate.
Nel 1992 Canon
sviluppò un micromotore USM che poteva essere prodotto
industrialmente: attualmente i micromotori USM equipaggiano quasi
tutti gli obiettivi della gamma Canon.
Il
funzionamento del motore USM è basato sulla trasmissione di una
vibrazione generata da un'onda ad ultrasuoni. Per questo, l'anello
del motore non richiede nè ingranaggi, nè sorgenti di campo
elettromagnetico e fornisce una risposta rapidissima priva di
rumore e a bassissimo consumo energetico. Il range di utilizzo del
sistema va da -30°C a +60°C. |
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up
Autofocus controllato
dalla Pupilla |
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Canon ha
sviluppato il controllo dell'automatismo della messa a fuoco
tramite movimento della pupilla. Il meccanismo viene azionato
sempre dalla semipressione del pulsante di scatto, ma in questo
caso l'AF si attiva sulla cella AF più vicina al punto esatto dove
il fotografo sta guardando attraverso il mirino.
Il controllo
tramite pupilla avviene per illuminazione infrarossa della stessa
e lettura dei raggi riflessi dalla cornea e monitoraggio delle
posizioni relative dell'occhio e della pupilla stessa: questo
permette ad un sensore di calcolare l'angolo di inclinazione
dell'occhio e attivare il sensore nella direzione calcolata. |
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Un algoritmo
avanzato controlla le variabili che causerebbero un errore: luce
diretta sull'occhio, presenza di occhiali, lacrime, ecc.
L'algoritmo richiede una brevissima calibrazione iniziale, per
poter memorizzare le caratteristiche fisiche dell'occhio del
fotografo (o di altri fotografi). |
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up
Area Autofocus |
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Canon prosegue
nella ricerca di ottenere una messa a fuoco automatica
virtualmente in qualunque punto dell'inquadratura. All'inizio era
uno solo il punto di messa a fuoco, poi furono tre, poi cinque.
Con l'uscita della EOS-3 si è arrivati a 45 punti di messa a fuoco
in un'area di 8x15 mm. I punti sono disposti sia in verticale sia
in orizzontale e sono attivi anche nelle riprese caratterizzate da
elevato movimento. Questo sistema è stato installato anche nella
EOS1-V, dopo una notevole serie di test da parte di molti
professionisti. I 45 punti sono assistiti da un sensore CMOS con
una efficienza da 30 a 40 volte superiore ai sensori AF
convenzionali. |
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up
Pellicola
Anti-Appannamento |
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Quando aria
calda viene in contatto di un vetro freddo, allora l'umidità
dell'aria si condensa sul vetro. In queste condizioni, lenti di
obiettivi e mirini di fotocamere si appannano e bisogna far
passare molto tempo prima che la condensa se ne vada.
Il problema è
molto sentito se si fotografa d'inverno: bisogna prestare la
massima attenzione a non alitare sui vetri sensibili
dell'attrezzatura, per evitare di perdere tempo prezioso. |
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La tecnologia
Anti-Fogging sviluppata da Canon consente di assorbire la condensa
in un sottile film sintetico depositato sulla superficie del
vetro. Il film è formato da due polimeri, uno organico e uno
inorganico. Il primo assorbe la condensa, mentre il secondo
impedisce che il primo si disaggreghi e si distacchi dal vetro. Il
film è resistente all'abrasione.
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Canon EF 400mm f/4 DO IS USM
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Il primo
obiettivo dotato di
tecnologia DO è il 400mm/4.0 DO IS USM. L'obiettivo è equipaggiato di una nuova lente ad ottica
diffrattiva, che consente la correzione delle aberrazioni
cromatica e sferica e la riduzione delle dimensioni dell'insieme. Pur conservando la qualità ottica del predecessore, il nuovo 400/4
DO risulta molto più contenuto in termini di dimensioni (il 26%
più corto) e di peso (il 36% più leggero). |
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Canon, da sempre pioniera nel campo delle ottiche, presenta
al mondo il super teleobiettivo che incorpora elementi
diffrattivi multistrato:il tanto atteso Canon EF400mm f/4 IS
USM DO. Presentato a Photokina 2000, il nuovo obiettivo EF
rappresenta una grande conquista. Straordinarie le
prestazioni in termini di correzione cromatica; incorporando
nuovi elementi ottici difrattivi multistrato nel protetto EF
l’obiettivo risulta più compatto e addirittura più luminoso
di un’ottica tradizionale equiparabile. |
Gli
elementi ottici diffrattivi multistrato rappresentano una pietra
miliare nella produzione di lenti. Infatti, combinano le
caratteristiche vantaggiose della fluorite con quelle delle lenti
asferiche, già apprezzatene gli obiettivi precedenti. Per rendere
questo obiettivo il più compatto e leggero possibile Canon ha
diminuito lo spazio esistente tra i diversi elementi, aumentando
la capacità di rifrazione dell’elemento antistante e retrostante
il gruppo. Ciò ha però provocato un aumento dell’aberrazione
cromatica. Per risolvere questo problema, Canon ha collocato il gruppo di elementi DO in una posizione
ottimale, in modo che il temuto effetto risulti eliminato. Un
ulteriore vantaggio dell’impiego del gruppo ottico DO consiste,
come già accennato, nella riduzione degli ingombri: il nuovo EF
400mm è, infatti, del26% più corto e del 36% più leggero di un 400
mm tradizionale. Gli elementi DO, impiegati già con successo in strumenti
industriali ma anche in dispositivi che adottano una lettura
ottica, dispongono di una griglia di diffrazione che altera la
direzione della luce e sino ad ora non erano mai stati impiegati
in obiettivi fotografici perché non adatti alla luce naturale
(bianca). Ma unendogli elementi DO ad un elemento ottico
rifrattivo, l’aberrazione cromatica che mina la qualità
dell’immagine risulta corretta in maniera ancora più efficaceche
con l’impiego di lenti alla fluorite. Inoltre, modificando gli
spazi interni della griglia di diffrazione si ottengono le stesse
caratteristiche tipiche di una lente asferica: eccellente correzione di tutti i tipi di
aberrazione compresa la sferica. Con questa nuova ottica, Canon oltre ad arricchire ulteriormente
il vasto parco obiettivi, offre un’ottica davvero professionale e
potente dal peso e dagli ingombri estremamente ridotti. |
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